RICCARDINO

    E così siamo arrivati all’ultimo capitolo della storia. Già sapevamo che Montalbano doveva finire.


    Un anno dopo la scomparsa dell’Autore, anche il commissario Salvo Montalbano (quello di carta) ci saluta con il suo ultimo caso e scrive il suo finale.

    È una nottata di quelle solite dell’ultimo periodo della vita di Montalbano. Quelle nottate che capitano a tutte le persone di mezza età che hanno il discutibile vizio di stare troppo a ragionare.

    Montalbano viene svegliato da una telefonata quando era appena “arrinisciuto a pigliari sonno”. Ma hanno sbagliato numero e lui reagisce con rabbia e un pizzico di sottile cattiveria. Per scoprire poi che Riccardino (l’autore della telefonata) è morto ammazzato subito dopo, sotto gli occhi dei suoi tre migliori amici, con i quali condivideva serenamente vita sociale e mogli.

    Anche in questo nuovo caso Montalbano non si ferma alle prime impressioni, svicola tra apparenze e false piste e segue i suoi personalissimi percorsi mentali.

    Ma pochi sono disposti a seguire il commissario per le sue tortuose vie. Livia è lontana, Augello è assente per motivi di famiglia; può contare solo sulla fedele e bizzarra obbedienza di Catarella e sulle preziose ossessioni anagrafiche di Fazio.

    Compare tra le pagine anche l’Autore del libro.
    “Salvo, la faccenna sta completamente arriversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua.” “Quindi io sarei il pupo e tu il puparo?”

    Camilleri, ormai vecchio e stanco, si inserisce nella trama, vuole liberarsi della sua ingombrante e impegnativa creatura e cerca di dar presto un finale alla storia, per potersi dedicare ai suoi amati romanzi storici.

    Ma, come ci ha insegnato Pirandello, i personaggi vivono di vita propria. Il Montalbano di carta non ci sta. Rivendica la sua autonomia dall’Autore e dal suo alter ego televisivo, non avendo lui necessità di pubblico o di budget. “L’hai già scritta? Hai già scritto il finale? Tu scrivi il finale di una mia indagine? Ma come ti si permesso.”

    Camilleri si muove con fantasia e maestria tra fogli di libro e stralci di vita, in un continuo gioco di richiami e rimbalzi, tra finzione e realtà, tra la finzione nella finzione e quella nella realtà. Così tutto il libro è un continuo intrecciarsi di ciò che è vero e ciò che appare, tra menzogne e sotterfugi, tra vita reale, vita di carta e vita cinematografica.

    Perché il commissario Montalbano vuole arrivare alla soluzione seguendo la sua strada, mettendo in campo le sue tecniche, tra sceneggiate, “sfunnapiedi” e ironici e irriverenti scontri verbali con i suoi superiori. Perché lui non si è mai fatto sviare da false piste e non ha mai cercato facili soluzioni, perché sa bene che nulla è come appare.

    E sa bene anche che il suo Personaggio è stato creato perché scrivesse lui il finale della sua storia. 


    Perché leggere "Riccardino"

    Per gli appassionati di Montalbano questo libro è sicuramente un appuntamento imprescindibile. Per i più tiepidi amanti o i lettori occasionali, può essere un’ottima occasione per conoscere i casi di un uomo fuori dall’ordinario.

    Non è tra i libri di Montalbano più belli. Il commissario è invecchiato e la stanchezza dell’età, le vicissitudini e le considerazioni sulla sua vita si fanno sentire. Eppure è proprio questa sua “umanità” che ce lo ha fatto prediligere fin dall’inizio e ce lo ha consegnato tra le figure del nostro cammino.

    È la fortuna di un Personaggio che ha preso vita in mezzo a noi e ha reso immortale il suo Autore.


    Curiosità

    Molti sono gli aneddoti legati alla stesura di questo libro, scritto nel 2004 ma uscito postumo per espressa volontà di Camilleri. La leggenda vuole sia rimasto ben nascosto nella cassaforte della casa editrice. Ma, come ha precisato lo stesso autore, nella Sellerio non esistono casseforti ma solo cassetti.

    Riccardino non è stato pubblicato prima per scaramanzia. Camilleri faceva notare che tutti gli autori di gialli che cercavano di liberarsi dei loro personaggi, morivano prima di loro. Era accaduto anche al suo amico Manuel Vázquez Montálban, al quale aveva reso omaggio dedicandogli il nome del suo protagonista.

     

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